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Periodo: Secolo XVI
Il XVI
secolo inizia decisamente male per Ocre infatti
anchesso ha delle vittime a causa della pestilenza
del 1503 e nel 1507 subisce, ad opera del Camerlengo e
dei Cinque delle Arti, una sentenza sfavorevole per
lennesima controversia con Fossa sui confini e sui
diritti di pascolo.
Dal 1520 in poi tutto laquilano viene
sconvolto dagli scontri tra gli eserciti di Carlo V e
Francesco I. I vari eserciti di passaggio saccheggiano la
città ed il contado; nel 1526 prima tocca alle truppe
francesi di Odetto de Foix, visconte di Lautrec, poi
allesercito spagnolo di Sciarra Colonna. Tutte
queste angherie portano nel 1528 il popolo aquilano alla
rivolta che però già nel febbraio dellanno
successivo viene soffocata da Filiberto di Chalon,
principe dOrange, che accampa presso Fossa un
esercito di 2.500 lanzichenecchi. Arresasi, la città
deve sottostare al Tallione, ossia allobbligo di
dover pagare 120.000 ducati; la città impoverita dai
saccheggi contro cui si era ribellata non è in grado di
pagarli e così questi le vengono prestati da vari ricchi
mercanti tedeschi tra cui Francesco Incuria ed Angelo
Sauro che in nome del debito sfruttano le popolazioni
aquilane negli anni successivi. Ocre stessa nel 1530 deve
pagare a Francesco Incuria 1.600 ducati. Oltre alle
conseguenze economiche appena descritte allAquila
viene tolta la giurisdizione dei castelli del contado che
vengono infeudati, e quello di Ocre viene concesso dal
1529 al 1554 per 250 scudi allalfiere del Marchese
del Guasto, Domingo Lopez dAzpeitia. Nel 1534 il
viceré di Napoli don Pedro di Toledo conferma, per
20.000 ducati, la vendita del feudo concesso dal principe
dOrange, al barone dOcre Lopez
dAzpeitia dandogliene il possesso dei castelli,
degli uomini, delle case, delle vigne, delle terre
coltivate ed incolte, dei boschi, dei pascoli, dei forni,
dei macelli, della caccia, delle acque, dei mulini, dei
passaggi, dei pedaggi, delle fide, dellimposizione
di gabelle e dellamministrazione della giustizia
nelle cause di prima e seconda istanza.
Nel 1541 il tribunale
della Regia Camera stabilisce che gli atti del principe
dOrange sono stati ingiusti e che la città
dellAquila pagando un indennizzo ai possessori dei
vari castelli può rientrarne in possesso; nel 1545 il
Governo centrale del Regno ordina uninchiesta sui
soprusi subiti dal contado aquilano ad opera dei locali
baroni.
Nel documento come
barone di Ocre compaiono i nomi di Domenico Specie,
sicuramente italianizzazione di Domingo dAzpeitia,
e quello di uno dei suoi governatori, Gaspare Zilio; ad
essi si imputano rispettivamente 13 e 23 capi
daccusa. Da questo documento tra le altre cose
risulta come la popolazione fosse costretta a pagare il
governatore per luso dei pascoli, dei boschi, dei
forni, dei macelli, delle fontane, dei terreni coltivati
e incolti e dei rii dacqua perché di proprietà di
questultimo; rimane a carico della popolazione
anche il mantenimento di tutti coloro che lavorano per il
barone, ossia il governatore, il capitano, gli ufficiali
baronali, etc. Tutti questi hanno bisogno di case,
paglia, legna, aglio, sale, formaggi, frutta, tartufi,
lepri, etc.. A carico del governatore sono riportate
anche altre accuse riguardanti atti contro la popolazione
umana; tutto il documento riporta per ogni accusa
lentità della somma prevista come risarcimento.
Nel 1554 poiché undici
castelli del contado aquilano erano tornati alla Regia
Corte per linea finita la città decide di acquistarli
con i relativi diritti di portolania, pesi e misure per
un totale di 11.357 ducati; lamministrazione di
questi castelli viene affidata al Capitano della città e
dal contratto di acquisto risulta che la loro rendita
annua complessiva è di 725 ducati mentre in particolare
quella del castello di Ocre risulta di 100 ducati.
Non potendo però la
città pagare neanche i pesi fiscali essa deve cedere i
castelli con patto di retrovendita al napoletano Diomede
Carafa nel 1558 per 25.000 ducati aumentati nel 1560 a
30.000; dopo varie trattative tra la Corte, il Carafa ed
Elisabetta Pica i feudi di Ocre, Onna e Barete passano a
questultima nel 1563 e dal luglio 1565 al 25 agosto
1572 barone dOcre è Giovanni Antonio Porcinari e,
dopo questo, fino al 1578, Prospero, entrambi sono figli
di Elisabetta.
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