Senza nome 1
 
 

 

Periodi:

 

Preromano-secolo XII

Secolo XIII

Secoli XIV-XV

Secolo XVI

Secolo XVII-XVIII

Secolo XIX

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Periodo: Secolo XIII

Particolare interessante del XIII secolo è che nel 1275 si svoge una inchiesta sui feudatari del castello di Ocre per stabilire chi avrebbe dovuto occuparsi della sua riparazione; infatti esso non è ne demaniale ne di castellani regi cosicché non se ne occupano ne gli uomini dei paesi vicini ne le disposizioni regie. Da questa inchiesta risulta che intorno al 1222 esso è posseduto da Berardo d’Ocre Conte d’Albe al quale succede il figlio Berarduccio ed un nipote, tale Tiballo Francesco. Terminate le successioni dei Conti d’Albe dopo un breve possesso di Boamondo Pissono, Giustiziere d’Abruzzo, il castello passa alla Regia Curia.

Quando l’imperatore Federicò II conferisce, per i servizi prestati come cancelliere del regno, il castello di Ocre e la relativa baronia a Gualtieri d’Ocre inizia il feudo di questo che dopo l’interruzione del conte Tommaso di Celano continua grazie a Corrado IV; occorre inoltre ricordare che da prima del 1250 della baronia di Ocre facevano parte anche Fossa e Rocca di Cambio.

Nel 1254 il castello di Ocre si salva dalla distruzione di tutti i castelli del circondario che viene ordinata per favorire la fondazione dell’Aquila; esso si salva probabilmente grazie all’influenza del Gaultieri presso la corte di Corrado IV e soprattutto grazie alla sua posizione che gli permette un controllo visivo, sulla Valle del fiume Aterno, e strategico, per le comunicazioni con l’altopiano di Navelli e la valle del Tirino, nonché quelle con la Marsica, attraverso l’altopiano delle Rocche, e delle vie di accesso all’Aquila; tutto ciò è organizzato in un sistema di avvistamenti triangolare. Il castello conserva la sua importanza fino al XVI secolo quando ormai la sua originaria funzione difensiva dei piccoli centri locali sarà già da molto secondaria a quella di centro di comunicazione e di controllo strategico del territorio.

Il 21 maggio 1254 muore Corrado IV al quale succede Taranto Manfredi che affida il castello di Ocre al Conte Galvano Lancia.

Dal 1262 tutto il contado di Ocre fa parte della Terra Paganese, fino al 1266 quando nella battaglia di Benevento Carlo I d’Angiò sconfigge Manfredi e si impadronisce di tutti i suoi beni.

A seguito di alcune rivolte dei vassalli aquilani, sia sotto Manfredi che sotto Carlo I d’Angiò la città dell’Aquila viene distrutta e ricostruita, così come vengono saccheggiati o distrutti vari castelli del contado. Il castello di Ocre sembra in questa fase essersela cavata bene perché già nel marzo e aprile del 1267, un anno dopo il saccheggio del 1266, vi risiede la regina Beatrice ed in aprile Carlo I d’Angiò stesso; castellano probabilmente è in questo periodo Egidio di Roceleau. A quest’ultimo fino quasi al 1283 succede Morel de Saours.

Questo è uno dei periodi di maggiore splendore e di importanza di tutta la baronia di Ocre indicata con il nome di Terra Ocrensi e comprendente Fossa e tutto l’Altopiano delle Rocche. Dai registri angioini risulta che in esso risiedono il castellano, un cappellano e venti serventi e che è per importanza il terzo di tutto l’Abruzzo Ulteriore.

Altro evento che ci permette di capire quanto fosse importante l’Abruzzo in questo periodo storico è lo svolgersi della battaglia di Tagliacozzo dove Carlo I d’Angiò batté Corradino di Svevia e i baroni che gli si erano uniti; in seguito a questi eventi l’Abruzzo viene diviso in due province separate dal fiume Pescara: la citra e l’ultra.

Nel 1283 dopo quasi due anni di possesso da parte del milite Giovanni di Bissone il castello di Ocre diventa demaniale e a dimostrazione della sua grande importanza vi è la devastazione ( distruzione per alcuni ) del 1293 da parte degli aquilani guidati da Nicola dell’Isola; dopo questi atti ed altri simili negli anni a seguire l’importanza dell’Aquila cresce ed il 24 settembre 1294 Carlo II d’Angiò stabilisce che la tassazione non viene più effettuata sui singoli contadi ma sulla città dell’Aquila per tutti. È nata così la città-territorio entità che esiste ancora oggi. Particolari privilegi sotto forma di esenzione dalle tasse vengono stabiliti all’interno del documento del 1294 stesso e riguardano il cardinale Tommaso d’Ocre ed i suoi parenti tra i quali sono nominati: Rainaldo e Pietro di Vitale de Ocra e Gualterio di Domenico de Villa Sancti Martini d’Ocre.

Ulteriore conferma dell’importanza acquisita da Ocre in questo secolo è data dall’edificazione, nel 1226 del monastero cistercense di S.Spirito d’Ocre che, con la presenza dei monaci, permise un’evoluzione dell’economia locale fino ad ora di tipo curtense ossia chiusa ed appena sufficiente al fabbisogno locale. I monaci introducono infatti le novità della rivoluzione agraria dell’XI sec., quali il giogo pettorale e la rotazione agraria triennale, favoriscono inoltre il commercio rivolto però ancora esclusivamente verso le realtà cistercensi vicine. Le coltivazioni risultano essere principalmente del grano, orzo, miglio, alberi da frutta, viti ed ortaggi, ovviamente vengono ancora praticate la caccia e l’allevamento degli ovini.