Artigianato locale
ANGELO RIOCCI
Intagliatore di pietra e legno
Laboratorio ed esposizione
Via Mastrilli n. 2
San Panfilo d’Ocre (L’Aquila)
Tel. 0862 - 751907
“Se nel tuo cuore
regna l’amore tutto ami,
tutto rispetti,
tutto diventa bellezza”
A. Riocci
La ricchezza del suo artigianato realizzato, nasce da materiali poveri; pietra, legno, e latta da sempre sono utilizzati per creare oggetti d'uso quotidiano, trasformati oggi in souvenir quasi preziosi.
Chi si vuole affacciare, per curiosità o interesse, alle opere realizzate da Angelo Riocci, si accorge subito che non è un semplice souvenir, ma una vera e propria piccola opera d'arte.
Con la sua eccezionale creatività lavora e disegna opere in pietra, legno e latta, vero artigiano del nostro tempo, erede di una tradizione secolare, realizzatore di oggetti mirabili.
Dal quotidiano “Il Centro” del 6 gennaio 1989 - di Roberta Gargano.
A San Panfilo un artista inconsueto da visitare in quel Balcone chiamato Ocre tra manieri e vecchi conventi.
Vi forniamo un buon motivo per muovervi ogni fine settimana: andiamo a fare conoscenza con un inconsueto artista. Nome Angelo Riocci, un’età indefinita attorno agli “anta", segni particolari: essere un amante della natura nel senso fisico della cosa. Non strabuzzate gli occhi, ecco la fisicità di questa “love story”.
Angelo anche in pieno inverno esce di casa imbacuccato dalla testa ai piedi, attraversa il paese e si inerpica per qualche sentiero di montagna.
Una volta nel verde comincia a raccogliere in grossi sacchi le lattine dimenticate dai turisti distratti. Una specie di “gabbiano del mare” versione montagna, direte voi, ma è proprio così: si porta a casa il raccolto (sempre purtroppo abbondante), taglia le latte in piccoli pezzi e con questa da vita ad incredibili quadri mosaicati. Si possono vedere insoliti tramonti “rosso Coca-Cola”, campi “verde Sprite” e cieli notturni “blu One e One” di cui non è facile la descrizione; bisogna vedere e per vedere occorre recarsi a Ocre. Angelo Riocci vive a San Panfilo che è una delle cinque frazioni in cui è diviso il paese, le altre sono San Martino, San Felice, Valle e Cavalletto.
In questo periodo non si può che parlare di paesi di montagna. Ocre, infatti ne ha l’aspetto tipico: le case arroccate, i muri di pietra, le scalinate, le stradine molto strette.
Domina comunque la vallata, un pò isolato rispetto agli abitati, l’imponente e famoso Castello di Ocre.
Siamo a 933 metri di altitudine sul livello del mare, se vi sporgete (con moderazione) da vuoti che il tempo ha lasciato in queste mura potrete godere di panorami stupendi. Si vede il Gran Sasso, si vede la Maiella ed anche il Terminillo.
Continuiamo il giro spostandoci al monastero-fortezza di Santo Spirito. E’ arduo abbracciare in un unico sguardo la vastità delle mura poderose e lineari; troverete questa costruzione di una semplicità essenziale, senza merlature, senza sporte di gronda maestoso ed austero. Il Comune di Ocre ha, poi, sotto suo diretto patrocinio, anche un’altra importante costruzione: il Convento di Sant’Angelo ed anche qui la sosta è d’obbligo.
Allora ricapitoliamo: un incontro con l’arte, cinque centri storici, il castello, i conventi, i sentieri delle montagne.
Dalla Rivista “La Sonda” - Aprile 1968 - di Antonio Bevilacqua
Angelo Riocci
Alto, eretto, lo sguardo intelligente e furbesco, Angelo Riocci è un figlio autentico d’Abruzzo, attaccato alla propria terra per temperamento e tradizione; laborioso e tenace, porta nel sangue l’istinto di un’arte primitiva che ricava dalla viva roccia dei suoi monti e dagli alberi annosi dei suoi boschi. Egli ha avuto il dono che pochi posseggono: quello di scolpire a taglio diretto, senza aver mai frequentata una scuola d’arte.
Porta soltanto impresso il mondo che lo circonda, uno stupendo angolo della catena di Sirente che, dall’altezza di San Panfilo d’Ocre, guarda le solenni vette innevate del Gran Sasso d’Italia e la distesa ondulata della valle dell’aquilano. Stupende visioni di un paesaggio fiabesco che ispirarono al D’Annunzio capolavori immortali, le cui bellezze risuonano nei versi come musica arcana.
Angelo Riocci opera da anni in solitudine, appartato, lontano dai clamori della città, alla ricerca affannosa di nuovi mezzi plastici che l’inerte materia stenta a donargli.
Ma egli non si arresta, segue strade diverse, scruta persino i recessi della natura, per creare il vero delle cose semplici e delle anime che sin dalla fanciullezza lo hanno maggiormente colpito. E’ un lavoro paziente, di abile scalpello, talvolta febbrile, per trasfondere il pensiero in forme concrete, a cui imprime la forza del sentimento, la sua stessa personalità.
Nel busto di Giuseppe Mazzini, ricavato da un tronco di faggio, il Riocci con il suo sicuro scalpellare ha fatto emergere la figura pensosa dell’Apostolo della libertà. Ha dimostrato di avviarsi verso una audace sintesi organica, in cui si notano i segni di una efficace espressione, di un felice realismo e, soprattutto, l’ansia di ricerca di una verità che la plastica derivazione delle forme e dei rilievi, rende più evidente. Angelo Riocci, anche se deve ancora percorrere molta strada nell’arte, ha al suo attivo un netto predominio sulla dura materia, dimostra grandi capacità e possiede molto talento, specie nelle raffigurazioni dei personaggi, nel senso più significativo dell’umano, per capirne i moti dell’anima e interpretare i segreti pensieri.