Convento Francescano di Sant’Angelo

 

 

mappa

 
 

Itinerario N°1

 

 

 
 

Inerpicandosi ulteriormente sulle pendici del Monte Circolo che domina su Fossa, la strada ci rivela ben presto la vista di uno dei più suggestivi complessi architettonici d’Abruzzo, il convento francescano di Sant’Angelo, costruito sulla spianata di uno sperone di roccia che si apre sul vuoto, spaziando a volo d’uccello sull’intera valle dell’Aterno.

Tuttora tenuto da frati Francescani, in origine dovette essere un monastero di monache benedettine, come riferisce nella sua cronaca il Beato Bernardino da Fossa, sebbene non sia attendibile l’origine duecentesca (che il Beato indica ora nel 1236, ora nel 1243).

 

Dobbiamo pensare alla presenza di un primo impianto chiesastico, cui solo ai primi del XV secolo si sarebbe annesso l’edificio conventuale. Il Costa ci informa della gestione difficoltosa del monastero da parte delle monache, dovuta ad esempio a numerosi furti, sicché il complesso – dopo un primo affidamento ad una badessa francescana la quale tuttavia non sarebbe riuscita a risollevarlo dal degrado – passò definitivamente a una comunità di Frati Minori dell’Osservanza, che lo acquistarono impegnandosi in cambio a partecipare alle spese per il completamento della cupola di San Bernardino all’Aquila e la realizzazione del Sepolcro per il Santo. L’atto ufficiale, dato motu proprio da Sisto IV, è dell’8 dicembre 1480, e tra i nuovi frati che vennero ad abitare il convento c’era il Beato Bernardino da Fossa il quale descrive ampiamente nella sua cronaca i lavori realizzati dai frati. Il convento sarà retto dagli Osservanti fino al 1593, passando successivamente ai Minori Riformati.

 

Caduto in abbandono all’inizio dell’Ottocento, ridotto poi a lazzaretto e soppresso nel 1860, ebbe una breve ripresa nei primi decenni del XX secolo, prima che l’occupazione tedesca vi facesse scempio bruciando gli arredi e soprattutto l’intera biblioteca dotata di circa 1500 volumi. Il complesso è stato infine oggetto di controversi lavori di restauro protrattisi dal 1958 al 1972.

La chiesa è a navata unica voltata a botte, scandita nella giustapposizione di due campate quadrate ed è dotata di coro anch’esso quadrato; del 1652 è l’altare maggiore (a timpano spezzato, nel centro del quale si erge un Crocifisso tra due angeli adoranti) realizzato da Paolo Coccetta e Bernardino di Giuseppe Marrone entrambi di Poggio, mentre i primi due altari laterali sono seicenteschi: quello di destra, dedicato a Sant’Antonio di Padova, è a timpano spezzato e vi si legge sull’architrave: altare hoc R.D. Dominici Cacchioni ac Iosephi Canalis Devotione erectum A.D. mdclxxvii; quello di sinistra, dedicato a Sant’Anna, ha sotto la mensa la spoglia del Beato Timoteo da Monticchio, morto nel 1504.

 

Nel 1729 fu ritoccata la cappella di San Michele sul lato sinistro, la quale tuttavia esisteva fin dai primi del Cinquecento  allorché vi furono tumulate le spoglie del Beato Timoteo da Monticchio (1504, poi spostate sotto l’altare di Sant’Anna) e del Beato Ambrogio da Pizzoli (1508). Nel 1761 era stata rifatta la facciata della chiesa, e nel 1791 vi fu aggiunto il portico anteriore, conservando tuttavia l’originale portale quattrocentesco. Allo stesso anno risalgono i rifacimenti interni, come si ricava dalla targa sul soffitto: Templum Istud Restauratum Fuit Anno Domini 1791.

Il corredo artistico della chiesa è attualmente alquanto modesto: la citata cappella dei Bonanni ha in altare una riproduzione su Maiolica dell’originale San Michele Arcangelo su tela (oggi all’Aquila, nel complesso di San Bernardino) a detta del Di Marco copia da Guido Reni, cui vanno aggiunte le seicentesche tele dell’Immacolata Concezione tra i Santi Domenico, Giuseppe, Francesco ed Antonio Abate e un committente, e di Sant’Antonio di Padova; il dipinto con Sant’Anna la Madonna e il Bambino nell’omonimo altare è firmato e datato Pietro Bugni P. Aquila 1758.

Ai lati dell’altare due portelle, sovrastate dalle statue di Santa Lucia e Sant’Agata, immettono nel coro dove è notevole una seicentesca tavola in legno con sei nicchie separate da archetti e nelle quattro centrali le statuine dei Santi Pietro, Paolo, Michele Arcangelo, Francesco d’Assisi. Sulle pareti laterali del coro due grandi tele settecentesche con una Natività e un’Adorazione dei Magi, sul fondo due ovali con episodi della vita di Tobia, mentre sulla volta un Re David che suona l’arpa datato 1790.

Nella sagrestia attigua al coro si conserva una piccola urna con le ossa del Beato Bernardino da Fossa (1420-1503), portate al convento nel 1516.

Ma il patrimonio pittorico quattro-cinquecentesco più interessante del convento è stato trasferito nel Museo Nazionale dell’Aquila, dove va segnalato innanzitutto il notevole ed intatto polittico del quattrocentesco Maestro dei polittici crivelleschi, e diverse opere su tavola di Francesco da Montereale (una Resurrezione e un’Apparizione di Cristo pellegrino al Beato Bernardino da Fossa).

 

Nelle 23 lunette del portico si sviluppa la narrazione agiografica di Sant’Antonio di Padova, tempere seicentesche dovute tradizionalmente a certo Borani: si ha infatti un documento del 1660 riportato dal Costa in cui “conceditur licentia pittori Borani et universitati Ocrae pingendi claustrum S. Angeli, dummodo iurgium inter fratres non insurgat”. Sopra ogni lunetta figura lo stemma delle famiglia ocrese che la fece dipingere, e alle lunette si alternano dei medaglioni con le immagini dei Beati dell’Ordine Francescano.

Nel refettorio campeggia sulla parete di fondo il pregevolissimo affresco con l’Ultima Cena, opera del primo Cinquecento aquilano. Sulla trave lignea dipinta che l’attraversa il motto Silentium oris et pedu(m) ammonisce  frati a non far rumore con la bocca e con i piedi.

 

Funzioni religiose:

 

giorni feriali: ore 18,00

 

festivi: 11,30

 

 

tel. 0862/751396

 

frati francescani:

 

Padre Quirino Salomone

Padre Nicola

 

Eventi:   

 

-         Natale messa di mezzanotte

-         Pasqua messa ore 11,30 e 18,30

 

 

Lunedì di Pasqua – festa del Beato Placido – antica tradizione precetto pasquale da parte dei pellegrini in visita al convento dedicato a Sant’Angelo – processione dalla frazione di San Panfilo al convento con messa solenne ore 11,00

 

26 luglio – Celebrazione solenne in onore di Sant’Anna messa solenne ore 11,30 e 18,00 – Accoglienza dei pellegrini.

 

Seconda metà di maggio – celebrazione solenne in onore del Beato Timoteo da Monticchio

 

Seconda metà di giugno – Beato Bernardino da Fossa – celebrazione solenne con processione da Fossa al convento.

 

Provincia dei Frati Minori d'Abruzzo "S. Bernardino da Siena"
Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani
Frate Francesco, rivista di cultura francescana

 

V centenario della morte dei beati
Bernardino da Fossa, Vincenzo dell'Aquila e Timoteo da Monticchio

L'Aquila, 7-8 maggio 2004
Sala delle Conferenze
Palazzo Emiciclo

 

Il 7 e l'8 maggio 2004 si è svolto a L'Aquila presso la Sala delle Conferenze del Palazzo Emiciclo, sede della Regione Abruzzo, un Convegno di Studi organizzato dalla Provincia dei Frati Minori d'Abruzzo "S. Bernardino da Siena", dalla Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani del Pontificio Ateneo Antonianum di Roma e dalla rivista di cultura francescana Frate Francesco in occasione del V Centenario della morte dei beati Bernardino da Fossa (+ 1503), Vincenzo dell'Aquila (+1504) e Timoteo da Monticchio (+1504). Aperto dai saluti dell'arcivescovo aquilano, monsignor Giuseppe Molinari, di padre Virgilio di Virgilio, ministro provinciale dei Frati Minori d'Abruzzo, e di alcuni esponenti delle autorità locali, il Convegno è entrato nel vivo con l'intervento di Raffaele Colapietra (L'Osservanza francescana a L'Aquila tra società civile e società ecclesiastica), che ha preso in esame lo sviluppo dell'Osservanza aquilana nel periodo compreso fra la fondazione del "lochetto" di San Giuliano (1415), primo convento osservante d'Abruzzo, e la fine del XV secolo. Collocando tali vicende nell'intricato contesto della storia istituzionale, religiosa ed economica della città dell'Aquila, il Colapietra ha avuto modo di evidenziare le dinamiche sottese alla progressiva crescita della realtà osservante, che, originariamente nata in San Giuliano come una sorta di punto d'incontro e di sutura fra città e campagna, nel corso degli anni si inserì a pieno titolo nella vita politica aquilana, patrocinando, in tacita contrapposizione agli ambienti delle Arti e dei celestini di Collemaggio, le più moderne componenti dell'imprenditoria locale, attestandosi, sino verso gli ultimi anni del secolo, su una linea sostanzialmente filoaragonese. Di segno diverso il punto di vista offerto dall'intervento di padre Giacinto Marinangeli (L'Osservanza francescana a L'Aquila nel Quattrocento: figure minori), che ha ripercorso questa straordinaria ed irripetibile stagione del francescanesimo aquilano passando in rassegna una galleria di religiosi osservanti che, pur dovendo essere considerati figure minori rispetto alle ben più autorevoli ed incisive personalità di Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca, si distinsero comunque per dottrina, per zelo apostolico e per santità. E fra questi, al di là di Bernardino da Fossa, di Vincenzo dell'Aquila e di Timoteo da Monticchio, lo studioso ha ricordato non solo fra' Alessandro de Ritiis di Collebrincioni, autore della Chronica civitatis Aquilae e della Chronica Observantiae, ma anche figure come quelle di Ludovico della Genca, dotto umanista e autore di una vita versificata di Bernardino da Siena, di Lucio da Roio, "alluminatore" di codici, dell'aquilano Francesco di Paolo, architetto della chiesa di San Bernardino, e di altri ancora. La relazione di Maria Rita Berardi ("Io frate Francisco dell'Ordine dei Minori faccio recordo": il libro della fabbrica di S. Bernardino e i mercanti) ha invece affrontato le problematiche inerenti alla lunga e travagliata vicenda della costruzione della chiesa e del convento di San Bernardino, che, come evidenziato dalla studiosa, fu promossa da Giacomo della Marca, il quale riuscì ad ottenere l'auspicato intervento delle autorità aquilane configurando l'erezione del nuovo insediamento come un evento in grado di incrementare l'economia cittadina, determinando, al pari di quanto già si verificava con la fiera di fine agosto legata alla Perdonanza, un grande concorso di fedeli e di mercanti da ogni regione d'Italia.

Così, giovandosi dei già noti documenti pontifici, del libro della fabbrica compilato dal già citato fra' Francesco dell'Aquila, e soprattutto di vari atti notarili (donazioni e testamenti), e dei libri delle "reformationi" e dei registri della Camera Aquilana, la studiosa ha potuto ripercorrere la varie fasi della costruzione dell'insediamento, evidenziando il consistente apporto dei ceti mercantili. La seconda giornata del Convegno è stata invece interamente dedicata alle figure dei tre beati osservanti. Letizia Pellegrini (La "Cronaca" di Bernardino Aquilano) ha preso in esame la figura di Bernardino da Fossa in quanto autore della Cronaca dell'Osservanza, annunciando peraltro la prossima edizione critica a sua cura dell'opera (dopo l'edizione predisposta dal padre Lemmens nel 1902). La studiosa ha in primo luogo presentato la struttura e i contenuti della Cronaca, nonché i caratteri di fondo della struttura cronachistica di Bernardino, soffermandosi in particolare sul modo in cui l'autore tratta il problema delle "origini" (facendole coincidere - dopo un rapido excursus sui precedenti tentativi - con il ritiro a Brogliano di frate Paoluccio Trinci) e della storia interna e istituzionale dell'Osservanza (rispetto alla Curia romana e ai Minori conventuali), della funzione salvifica che l'Autore attribuisce a quest'ultima rispetto alle condizioni della christianitas nella seconda metà del XV secolo. Così, dopo aver riletto la Cronaca all'interno del contesto storico cui si riferisce, ed in relazione agli anni in cui venne redatta (fine degli anni Settanta del XV secolo), la studiosa ha collocato l'opera dell'Aquilano entro la storiografia minoritica prodotta tra Quattrocento e Cinquecento, e, specificandone la natura rispetto ad altri scritti (quali la Chronica di Nicolò Grassberger e lo Specchio dell'Ordine minore del perugino Iacopo Oddi), ne ha sottolineato il valore "necessariamente polemico" e gli intenti di autorappresentazione, concludendo che la Cronaca di Bernardino è rilevante nella storia dell'Osservanza più che per la storia dell'Osservanza, in quanto essa, al di là dei dati che fornisce, "trattando di quella storia concorre a fondarla". La relazione di padre Raimondo Corona (La Madonna nei sermoni del beato Bernardino da Fossa), ha preso in considerazione altri aspetti della personalità e della formazione culturale di Bernardino da Fossa. Infatti, dopo una breve introduzione sui metodi e le tecniche della predicazione, sulla struttura dei sermoni e sullo sviluppo del culto della Madonna alla fine del Medioevo, lo studioso ha passato in rassegna i sermoni di Bernardino Aquilano di argomento mariano, tentando di individuarne fonti e finalità ed evidenziando la particolare attenzione del religioso verso l'origine e lo sviluppo delle feste incentrate sulla figura della Madonna, sforzandosi, al tempo stesso, di ricostruire il profilo della persona di Maria così come delineato nelle prediche del religioso di Fossa. I beati Vincenzo dell'Aquila e Timoteo da Monticchio hanno invece costituito l'oggetto della relazione di Eugenio Susi (Biografia e culto dei beati Vincenzo dell'Aquila e Timoteo da Monticchio), nella quale lo studioso, ripercorrendo le notizie rintracciabili nelle fonti coeve ai due religiosi, ha cercato non solo di ricostruirne le vicende biografiche, ma anche di evidenziare e documentare il carattere leggendario di molti di quegli episodi che, sebbene sinora assunti acriticamente dalla storiografia, devono ormai essere necessariamente configurati come il frutto di successive compilazioni agiografiche, mediante le quali i promotori di queste devozioni provvidero a "costuire" e a tramandare la memoria dei due osservanti aquilani. Particolare attenzione è stata rivolta anche alle diverse fasi delle rispettive vicende cultuali dei beati, nell'ambito delle quali lo studioso ha potuto evidenziare le dinamiche e le esigenze che, sia pur in tempi diversi, determinarono l'avvio di quei procedimenti canonici culminati con la beatificazione "per viam cultus" di Vincenzo dell'Aquila (1787) e di Timoteo da Monticchio (1869). Il Convegno si è concluso con un breve intervento di Grado Merlo, che, nel ripercorrere i contenuti e i dati offerti dalle varie relazioni, ha sottolineato l'importante funzione storica assolta dall'Osservanza, la sua capacità di inserirsi a pieno titolo nei vari contesti sociali del suo tempo, e il non secondario ruolo da essa svolta nella diffusione del culto della Madonna, sovente assunta quale titolare dei propri insediamenti, aspetto quest'ultimo che lo studioso ha indicato come una vera e propria nuova pista di ricerca.

 

 

BEATO TIMOTEO DA MONTICCHIO

 

Francescano 22 Agosto

Monticchio (L’Aquila) 1444 – Ocre (L’Aquila) 22 agosto 1504

 

Il beato Timoteo nacque nel 1444 a Monticchio, quindi in un periodo di grande affermazione dell’Ordine Francescano, tanto è vero che nello stesso 1444 a L’Aquila, quindi poco distante, moriva il riformatore s. Bernardino da Siena, grande predicatore francescano.
 

Nacque in una famiglia contadina e pur crescendo povero, era tutto preso dallo spirito d’orazione; giovanetto entrò nell’Ordine Francescano dei Frati Minori, dove studiò e fu ordinato sacerdote.
Dopo l’ordinazione fu mandato a Campli nella provincia di Teramo con l’incarico di Maestro dei Novizi.

La sua vita fu un susseguirsi di fenomeni mistici, perché ebbe frequenti visioni della Beata Vergine e del santo fondatore Francesco d’Assisi; di lui fu detto che la sua vita fu più celestiale che terrena.
Aderì fedelmente allo spirito di quei santi francescani, che ripristinarono l’osservanza nell’Ordine, come il già citato s. Bernardino da Siena, S. Giacomo della Marca, s. Giovanni da Capestrano e il beato Bernardino da Fossa.
 

Da Campli, fu trasferito al piccolo convento di S. Angelo d’Ocre, anche qui condusse una vita intessuta di preghiera e contemplazione, diventando per i suoi confratelli esempio del sacerdozio attivo e contemplativo e di eroica fedeltà alla Regola Francescana.

Morì santamente in quest’ultimo convento, il 22 agosto 1504; per la sua fama di santità, già nota in vita e proseguita dopo la sua morte, nelle terre abruzzesi, specie nell’Aquilano e nel Teramano, gli venne tributato un culto di beato, che proseguì ininterrottamente nei secoli, fino ad essere confermato ufficialmente il 10 marzo 1870 da papa Pio IX; la sua festa si celebra il 22 agosto.

 

BEATO BERNARDINO DA FOSSA

 

Francescano 27 novembre 

Fossa (l’Aquila) 1421 – L’Aquila 27 novembre 1503

 

Il suo nome era Giovanni Amici e nacque nel 1421 a Fossa (L’Aquila); di intelligenza vivissima, primeggiò negli studi che si potevano frequentare allora, si addottorò in Giurisprudenza a Perugia ed a 21 anni entrò tra i Frati Minori dell’Osservanza della stessa città nel 1445, cambiando il nome di Giovanni in quello di Bernardino, al quale come era consuetudine di molti Ordini religiosi, venne aggiunto il luogo di nascita, così diventò Fra’ Bernardino da Fossa, ma è conosciuto anche come Bernardino da L’Aquila.

 
Dotato di spiccate doti organizzative, spirituali e di guida, gli furono affidati vari incarichi nei conventi francescani di Gubbio, Stroncone e altri, sempre nell’Umbria; da lì passò negli Abruzzi, risiedendo specialmente nella sua città de L’Aquila.

La sua competenza ed istruzione lo portarono a salire man mano, nelle responsabilità all’interno dell’Ordine Francescano; fu Superiore Provinciale nella sua regione dal 1454 al 1460 e dal 1472 al 1475; poi in Bosnia e Dalmazia dal 1464 al 1467.

Fu Procuratore Generale dell’Ordine nella Curia Romana dal 1467 al 1469; prese parte ai Capitoli Generali dell’Ordine che si tennero dal 1452 al 1467 in varie città: L’Aquila, Assisi, Milano, Roma, Mantova. Sembra che rifiutò due volte la sede vescovile de L’Aquila.

Dotto e convincente predicatore, dopo tanti secoli e ancora ricordata la predicazione quaresimale tenuta a Sebenico in Dalmazia nel 1465. Fu anche un saggio e fecondo scrittore; i suoi scritti furono storici e teologici, dei quali la maggior parte sono rimasti inediti; il nipote Antonio Amici che fu anche suo biografo, ne pubblicò alcuni nel 1572, oggi di grande valore per l’estrema rarità degli esemplari conservati.
 

Non è possibile elencare qui i numerosi titoli di tutti quelli pubblicati nelle varie edizioni a partire dal 1572; quelli non pubblicati cioè “Centurio” (201 sermoni), “Quodlibetum” (145 sermoni), “Quaestiones duae”, riguardanti i Frati Minori, sono contenuti nei codici marciani; mentre sono conservati nell’Archivio municipale de L’Aquila i “Sermones varii” (154 prediche).
 

Morì nel convento de L’Aquila il 27 novembre 1503 e gli fu sempre tributato un culto di beato, sia in Italia che in tutto l’Ordine Francescano.

 
Il culto fu poi confermato da papa Leone XII il 26 marzo 1828. La sua festa si celebra il 27 novembre.

  

SAN CESIDIO GIACOMANTONIO

 

martire 4 luglio

Fossa (L’Aquila) 30 agosto 1873 – Hoang – scia – wuan (Cina) 4 luglio 1900

 

Il 1° ottobre del 2000 papa Giovanni Paolo II ha canonizzato un numeroso gruppo di 120 martiri in Cina, vittime delle ricorrenti persecuzioni che si scatenarono contro la cristianità, in quel grande Paese, fino al secolo XX. Di questi c’è un gruppo di 29 martiri, vittime nei primi giorni di luglio dell’anno 1900, dei famigerati ‘boxers’, che avevano scatenato una furiosa e sanguinosa persecuzione contro i cristiani e gli europei in generale, provocando in soli cinque mesi e nelle sole province dello Shan-si e Hu-nan, una carneficina di circa 20.000 vittime fra vescovi, sacerdoti, religiosi, suore, catechisti e cristiani cinesi.

In questo gruppo di 29 santi martiri, che furono beatificati nel 1946 da papa Pio XII e che comprende 3 vescovi, 4 sacerdoti, 1 fratello religioso, tutti Minori Francescani, 7 suore Francescane Missionarie di Maria, 5 seminaristi cinesi e nove domestici-collaboratori cristiani cinesi, 26 morirono decapitati a Tai-yuen-fu, sede del Vicariato dello Shan-si e tre nel Vicariato dello Hu-nan. In questa scheda parleremo di padre Cesidio Giacomantonio, che insieme ai due francescani Giuseppe Maria Gambaro e mons. Antonino Fantosati, diedero la loro vita per Cristo nello Hu-nan in Cina, nei giorni precedenti il massacro del 9 luglio a Tai-yuen-fu; anch’essi vittime dei sanguinari ‘boxers’ e dei loro fiancheggiatori pagani, aizzati dagli invidiosi bonzi confuciani, con vergognose calunnie contro i missionari; favoriti dal crudele viceré Yü-sien e tollerati dalla settantenne imperatrice Tz-Hsi. Il protomartire della Cina di quel disastroso periodo di persecuzione del 1900, Cesidio Giacomantonio, nacque il 30 agosto 1873 da Giovanni e Maria Loreta Antonucci a Fossa in provincia de l’Aquila in Abruzzo, e al battesimo fu chiamato Angelo.

Crebbe rispettoso, obbediente e devoto, da giovinetto cominciò a vedersi in lui una spiccata tendenza alla vita religiosa, pregava a lungo nel vicino Convento di S. Angelo in Ocre, dove riposavano le spoglie di due beati francescani, Bernardino da Fossa e Timoteo da Montecchio, ancora vivi nella tradizione e devozione del popolo abruzzese. Ed a 15 anni chiese ed ottenne di entrare come Postulante nel Convento Francescano di S. Giuliano dell’Aquila; la vestizione del saio avvenne il 21 novembre 1891, cambiando il nome di Angelo in Cesidio (martire della Marsica).

Il suo comportamento, la sua evidente vocazione, lo spirito di sacrificio e serietà, fecero sì che un anno dopo l’8 dicembre 1892 festa dell’Immacolata, con il consenso generale, fu ammesso alla Professione; continuò gli studi superiori teologici e di formazione, in vari conventi e nel noviziato di Magliano dei Marsi, venendo infine ordinato sacerdote nel 1897 dall’arcivescovo dell’Aquila, mons. Carrano; celebrò la sua Prima Messa a Fossa fra la commozione dei genitori e dei compaesani.

Fu assegnato al convento di Capestrano, ma ci rimase poco, perché già nel 1898 padre Cesidio fu chiamato a Roma, dal padre Luigi Laner benemerito promotore del movimento missionario nell’Ordine Francescano, nel Collegio Internazionale di S. Antonio, in via Merulana, come candidato alle Missioni Estere. Di questo Collegio, padre Cesidio sarà il primo martire e il primo beato e poi santo. Nelle vacanze del 1899 ritornò in Abruzzo dove incontrò un missionario veterano della Cina, padre Luigi Sondini, venuto in Italia dopo 32 anni di lavoro e per ripartire con nuovi aiuti di volenterosi confratelli; fu un incontro determinante per padre Cesidio, che lasciato in tutta fretta l’Abruzzo, ritornò a Roma dove si stava organizzando la partenza per l’ottobre di quel 1899; il 18 ottobre insieme ad altri due missionari guidati da padre Luigi Sondini, partirono da Roma diretti a Marsiglia dove s’imbarcarono per la Cina il 22 ottobre.

Come per altre spedizioni, lungo le tappe del viaggio, furono accolti con sollecitudine da altri missionari, che infondevano coraggio per il loro apostolato. Poi si divisero e padre Cesidio con padre Bonaventura Schiavo, arrivarono alla meta, dopo un viaggio durato in tutto quattro mesi e sei giorni, accolti a Heng-tciou-fu nei primi giorni del 1900, dal Vicario Apostolico dell’Hu-nan, dai missionari e dai fedeli cinesi. Padre Cesidio restò a Heng-tciou-fu, un paio di mesi per ambientarsi ma l’urgenza missionaria, lo fece partire per Tong-siang (regione orientale), comunità con 500 battezzati; egli come altri missionari, scrisse di continuo a casa raccontando le vicende, i luoghi, le usanze, le difficoltà; e nel mese che restò a Tong-siang si cominciarono ad avvertire i segni dell’imminente persecuzione e padre Cesidio nelle sue lettere d’inizio luglio ai genitori, presagisce la tempesta e la possibilità di perdere la vita, ma nel contempo conforta i familiari, dicendo loro che se accadesse ciò, sarebbe un premio di Dio per lui. Il 3 luglio si mosse da Tong-siang per recarsi come al solito alla sede del Vicariato a Hoang-scia-wuan, per incontrare il suo Direttore spirituale padre Quirino, vicario del vescovo Fantosati, assente per motivi pastorali in luoghi più lontani, insieme a padre Gambaro. I fedeli del villaggio e un prete cinese incontrato poi, lo esortavano a non andare, visto le voci allarmanti della persecuzione in atto, ma padre Cesidio pensava che esagerassero, proseguì e raggiunse padre Quirino; ma verso mezzogiorno del 4 luglio cominciarono gli assalti alla Missione, dopo avere bruciato quella Protestante; la residenza principale fu in un attimo invasa dalla folla di facinorosi, seguita da atti vandalici e grida di morte.

I due missionari cinesi riuscirono a scappare senza farsi riconoscere, ma padre Cesidio e padre Quirino ebbero solo il tempo di salire al piano superiore e chiudersi in una stanza, mentre fuori si gridava “Morte agli Europei!”. Sfondata la porta, la plebaglia si arrestò incredibilmente davanti ai due missionari, i quali approfittarono di questo sbandamento per passare in mezzo a loro e scendere le scale, ma giunti nel cortile la folla urlante li bloccò e mentre padre Quirino dopo essere stramazzato sotto le botte degli scalmanati, veniva tratto in salvo da alcuni cristiani intervenuti e portato lontano a 15 km da lì. Non fu così per padre Cesidio, il quale vedendo che non poteva scappare, rientrò in casa e tentò di salvarsi per una porta secondaria, ma che purtroppo trovò chiusa; una testimonianza di una cinese cristiana, dice che il missionario temendo che l’Eucaristia venisse profanata, andò in Cappella a consumare le particole consacrate e poi la plebaglia forsennata lo aggredì mortalmente a colpi di lancia e di bastoni e mentre agonizzante, respirava ancora, fu avvolto in un panno imbevuto di petrolio e dato alle fiamme.

Il racconto del martirio fu dato dallo stesso padre Quirino, giunto in città più sicura. Così moriva martire il giovane missionario francescano di Fossa, che non aveva ancora 27 anni. Tre giorni dopo, il 7 luglio, furono martirizzati il vescovo Antonino Fantosati e padre Giuseppe Gambaro, accorsi al Vicariato alla notizia della distruzione.

Questi primi tre martiri furono seguiti il 9 luglio dall’eccidio di altri 26 missionari e fedeli nello Shan-si, come detto all’inizio di questa scheda.